Pane al pane, nell'inverno 2010
Ogni creatura vivente può trovarsi in stato di salute o di malattia.
Quando parliamo del concetto di malattia, per definire cosa voglia dire il metodo più semplice è certamente quello di affidarsi alla definizione che della stessa ne danno i vocabolari linguistici:
Ne citiamo una per tutti:
“Si definisce malattia un'alterazione dello stato fisiologico e psicologico dell'organismo, capace di ridurre, modificare negativamente o persino eliminare le funzionalità normali del corpo o produrre turbamento nell’equilibrio psichico o morale”.
E’ certamente una definizione piuttosto generica, dato che deve comprendere tutta la vasta gamma di malattie del corpo e dello spirito.
Nella vita di tutti i giorni, purtroppo, ci incontriamo sovente con persone che sono soggette a stati di malattia fisica o mentale, e non sempre si tratta di condizione immediatamente visibile, specie se si tratta di malattia dell’animo.
Si tratta comunque di condizioni tra di loro interdipendenti: una malattia fisica, a lungo andare, produce molte volte riflessi anche sotto l’aspetto psicologico; così come una malattia di origine psichica porta quasi inevitabilmente ad alterazioni nello stato fisico.
Sta al Consesso Umano e al suo valore civico, quando si individuano stati di malattia nelle persone, cercare di aiutare le stesse, o comunque non disprezzare o estromettere dalla comunità chi si trova in stato di malattia.
Per altro, chi si trova in stato di malattia, ovvero si renda conto, direttamente o indirettamente, di una sua alterazione fisica o psichica, per prima cosa deve cercare di prendere serenamente atto dello stato in cui si trova.
Questa è la base per poterne uscire, se possibile.
Ritengo sbagliato che una persona debba nascondere il suo stato di infermità, magari emarginandosi dalla vita sociale, come ritengo altresì sbagliato che un individuo voglia esternare a tutti i costi il suo stato di mala salute psico-fisica, addirittura, qualche volta, facendone una bandiera.
Tutto quanto sopra per parlare di uno stato di malattia che, per motivi diversi, non sempre la nostra società riconosce come tale: l’omosessualità.
Eppure non ci possono essere dubbi. Gli Omosessuali sono, purtroppo per loro, in stato di malattia.
A questo punto vorrei dire anche purtroppo per noi.
Gli omosessuali, anziché considerare serenamente il loro stato di salute, utilizzando il permissivismo della nostra debole società, quasi quasi vorrebbero accusare le persone sane di essere a loro inferiori.
Ma il futuro del genere umano non può essere affidato a loro e alla loro sterilità procreazionale.
Qui siamo proprio nel caso di una grave connivenza di malattia psico-fisica: Non sto neanche a domandarmi se sia stato il fisico a condizionare la psiche o viceversa: sta di fatto che sono malati.
E’ inutile che sbandierino ai quattro venti la loro condizione, magari vantandosene con manifestazioni tipo “gay pride”: non c’è nulla di che inorgoglirsi.
E la gente normale, sana, magari non esterna il proprio pensiero, per una sorta di rispetto, pur anche doveroso, per questi “malati”, ma certamente fa ben attenzione a starne alla larga.
Forse è proprio lo stato di malattia degli omosessuali a far si che gli stessi non si accorgano della loro situazione.
Per fare un esempio, se un malato di mente crede di essere Napoleone, è inutile e pericoloso cercare di convincerlo che è malato: lui dirà sempre che i malati siamo noi.
Ma gli omosessuali, a meno che non siano completamente fuori di testa, si accorgono certamente nel loro intimo della loro diversità psico-fisica; solo che non vogliono ammetterlo di fronte alle persone normali.
E questa è una loro gravissima colpa.
Io non credo che debbano essere emarginati, isolati dal resto della gente: credo piuttosto che debbano essere compresi e, se possibile, in qualche modo aiutati.
Ma i primi a doversi mettere in condizione di essere accettati sono proprio loro.
E non credo neanche che sia giusto, come si riscontra nella Divina Commedia dantesca, che debbano essere collocati nell’Inferno: non puoi mandare nell’inferno una persona malata!
Ma questi “malati” come fanno a non rendersi conto che non è loro mestiere sposarsi o adottare bambini?
Il matrimonio ha come fine la famiglia e la procreazione. Loro non sono in condizione di assicurare un futuro all’umanità.
E per quanto riguarda i figli: ma si rendono conto che un bambino sano, se allevato da loro, finirà inevitabilmente per ammalarsi della loro stessa malattia? Vogliono far ammalare le persone sane?
Attenzione: può anche esserci gente meno pacifica e accomodante di me.
E allora un invito:
Signori Omosessuali, comportatevi con maggiore dignità e rendetevi conto di un fatto: siete malati.