Lucchetti e Cassonetti nella sagace riflessione di Claudio Danzero - Luglio 2009
 

La raccolta differenziata sta creando qualche problema ai pontesi.
Del resto questa è la caratteristica fisiologica che contraddistingue ogni innovazione.
Ma vediamo se a Pont c’è di più.
Un mio primo interrogativo riguarda le serrature. Ho sempre odiato porte, serrature, chiavi e barriere, le quali finiscono per disturbare gli onesti senza impedire i malintenzionati.
Bene, a cosa servono tutte queste chiavi?
Non credo che abbiano lo scopo di evitare truffaldine asportazioni dell’immondizia!
Quindi non possono che essere state introdotte per evitare la deposizione inusitata.
Una domanda sorge allora spontanea: forse che a Pont i birichini vantano un’etica e i disonesti di un codice morale? Sì, perché se uno è un birbone disubbidiente e conta di deporre un sacchetto senza averne l’autorizzazione, viene forse impedito dalla mancanza della chiave? O, molto seraficamente, lo butta per terra e se ne va? E allora perché rompere i “maroni” a me con tutte queste chiavi??
Oltre tutto sono diverse. Così che il tapino: con la carta sotto un’ascella, la plastica sotto l’altra, il sacchetto dell’indifferenziato tra i denti, una lattina nella mano sinistra, e il mazzo delle chiavi nella destra prova senza successo di aprire il maledetto bidone per poi tentare di tenerne sollevato il coperchio magari con l’aiuto di un provvidenziale naso aquilino.
Il meno che gli possa capitare è di perdere gli occhiali nella spazzatura, il cellulare nell’indifferenziato e le chiavi di casa nella monnezza.
Non dimentichiamo che questa è l’era dei single. E loro di pattume ne fanno poco ma ugualmente eterogeneo, così che ognuno di essi ha quattro cianfrusaglie ma di natura diversa. Poi, loro (i single), che per guadagnare tempo comperano cibi pronti e insalata già mondata, si trovano a dover lavare la lattina del tonno prima di deporla, a risciacquare la bottiglia di vetro prima di buttarla, a sgonfiare quella di plastica che se no ingombra o magari anche a dover rosicchiare con cura l’osso della braciola prima di eliminarla, pena una severa ammonizione.
Non è esagerato tutto ciò?
Comunque sembra che nei giorni scorsi sia intervenuto di persona il direttore dell’ASA con la determinazione di installare delle telecamere per cogliere gl’inadempienti. La solita filosofia all’italiana: piuttosto che rimuovere chi non è capace di organizzare un servizio funzionale si sceglie di punire chi non è in condizioni di poterlo utilizzare.
Ma la cosa che mi sconvolge di più è la filosofia (se così si può chiamare) seguita dall’ASA nel valutare la necessaria capienza dei bidoni.
Se non sapete dove passeggiare alla sera andate fino alla chiesa di san Francesco (lato ex convento) e osservate da lontano i bidoni, con speciale attenzione per quello dell’indifferenziato (grande poco più di un cestino della carta straccia).
Bene, quando l’avrete fatto avvicinatevi e scoprirete che esso serve tutte la abitazioni di via Caviglione dal n°1 al 29; va bè che ci sono molti single, ma a me sembra veramente insufficiente.
E la cosa si ripete in altri quartieri. Chissà che studi di settore avrà messo in atto il responsabile del servizio per giungere a queste valutazioni?